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Riscatto volontario nella cassa pensioni: come funziona

Blog
di Brice Zanetti, CFA
Facciata a griglia di un edificio attraversata da una banda di luce diagonale

Come nasce il potenziale di riscatto nella cassa pensioni, che cosa significa il periodo di blocco di tre anni e perché il capitale riscattato resta vincolato fino al verificarsi di un caso di previdenza.

Un riscatto volontario aumenta l’avere nella cassa pensioni oltre i contributi correnti, con un effetto immediato sul conto fiscale, sulla disponibilità del capitale e sulle prestazioni in caso di decesso. Questo contributo inquadra la meccanica: come nasce il potenziale di riscatto, che cosa significa il periodo di blocco di tre anni e che cosa vincola il capitale riscattato.

Chi si riscatta nella propria cassa pensioni versa volontariamente un importo oltre i contributi regolamentari correnti. Il riscatto colma un divario tra l’avere di vecchiaia effettivo e le prestazioni regolamentari massime possibili. Questo divario, il potenziale di riscatto, ha dimensioni diverse per ogni persona assicurata e cambia nel corso della vita lavorativa.

L’essenziale in breve

  • Potenziale di riscatto: differenza tra le prestazioni regolamentari della cassa pensioni e l’avere di vecchiaia effettivo (art. 79b cpv. 1 LPP).
  • Cause: aumenti salariali, un ingresso più tardivo nella vita lavorativa, interruzioni dell’attività lavorativa, un divorzio con conguaglio della previdenza professionale, nonché un precedente prelievo anticipato PPA.
  • Periodo di blocco: dopo un riscatto, le prestazioni che ne risultano non possono essere prelevate in capitale per tre anni (art. 79b cpv. 3 LPP).
  • Interazione con la PPA: un prelievo anticipato per la proprietà d’abitazione ancora aperto esclude ulteriori riscatti fino al suo rimborso (art. 79b cpv. 3 LPP, seconda frase).
  • Deducibile fiscalmente: il riscatto riduce il reddito imponibile nell’anno del versamento (art. 33 cpv. 1 lett. d LIFD); la prestazione successiva viene tassata al momento del prelievo.
  • Vincolato: il capitale resta nella cassa pensioni fino al verificarsi di un caso di previdenza. Sulla parte obbligatoria vale il saggio minimo legale; sulla parte sovraobbligatoria la remunerazione e le prestazioni in caso di decesso sono stabilite dal regolamento della cassa.

Che cos’è il potenziale di riscatto e come nasce?

Ogni cassa pensioni stabilisce nel proprio regolamento quale avere di vecchiaia una persona assicurata raggiungerebbe normalmente in base all’età d’ingresso, al salario e al grado di occupazione. L’istituto di previdenza può permettere un riscatto soltanto fino all’ammontare di queste prestazioni regolamentari (art. 79b cpv. 1 LPP). Se l’avere effettivamente presente resta inferiore, si crea un divario: il potenziale di riscatto. Il certificato di previdenza indica questo divario ogni anno e precisa fino a quale importo è possibile un riscatto.

Diverse situazioni portano tipicamente a un potenziale di riscatto:

  • Aumenti salariali: Il salario assicurato aumenta, mentre l’avere finora risparmiato si basa sui salari precedenti, più bassi. Matematicamente si crea così un nuovo divario rispetto al massimo regolamentare più elevato.
  • Ingresso tardivo nella vita lavorativa: Chi ha iniziato a risparmiare solo tardi, ad esempio dopo un lungo periodo di studi o dopo un trasferimento dall’estero, non ha accumulato capitale di vecchiaia per i primi anni contributivi possibili. Per le persone che si trasferiscono dall’estero e che non sono mai state affiliate in precedenza a un istituto di previdenza in Svizzera, si applica inoltre un limite legale autonomo, indipendente dal tetto regolamentare: nei primi cinque anni dopo l’ingresso, il versamento annuo a titolo di riscatto non può superare il 20 per cento del salario assicurato stabilito nel regolamento (art. 60b cpv. 1 OPP 2).
  • Interruzione dell’attività lavorativa o lavoro a tempo parziale: Le fasi con salario assicurato ridotto o assente, ad esempio durante una pausa per crescere i figli, una formazione continua o la disoccupazione, comportano accrediti di vecchiaia più bassi di quanto previsto dal regolamento.
  • Divorzio: In caso di divorzio, l’istituto di previdenza trasferisce una parte della prestazione d’uscita dal coniuge debitore al coniuge creditore (art. 22c LFLP). Ciò crea un potenziale di riscatto per la persona il cui avere viene addebitato. Un successivo nuovo riscatto è escluso dalla consueta limitazione alle prestazioni regolamentari (art. 79b cpv. 4 LPP).
  • Prelievo anticipato PPA: Un precedente prelievo anticipato per l’acquisto di un’abitazione occupata a uso proprio riduce immediatamente l’avere di vecchiaia e crea così esso stesso un potenziale di riscatto. Questo divario può però essere colmato di nuovo solo una volta rimborsato interamente il prelievo anticipato, si veda la sezione seguente.

Il periodo di blocco di tre anni e il blocco PPA

Dopo un riscatto si applica un termine di blocco legale: le prestazioni che ne risultano non possono essere prelevate in capitale dalla previdenza per tre anni (art. 79b cpv. 3 LPP). Il termine inizia il giorno del riscatto e decorre indipendentemente da quando viene presentata la dichiarazione d’imposta.

La disposizione agisce anche nella direzione opposta: chi ha effettuato prelievi anticipati per la promozione della proprietà d’abitazione può riscattarsi di nuovo solo una volta che questi sono stati interamente rimborsati (art. 79b cpv. 3 LPP, secondo periodo). I due blocchi hanno cause diverse: il termine di tre anni deriva dal riscatto stesso, il divieto di riscatto deriva da un prelievo anticipato ancora aperto. Figurano nello stesso capoverso, ma si applicano indipendentemente l’uno dall’altro.

Se il termine di blocco viene violato, ad esempio perché poco dopo un riscatto avviene un versamento in capitale, le autorità fiscali lo considerano un’elusione fiscale secondo la giurisprudenza del Tribunale federale. Il riscatto dell’epoca viene ripreso tramite la procedura di ricupero d’imposta, il che fa venir meno retroattivamente la deduzione fiscale originaria. La prestazione in capitale percepita resta invece imponibile all’aliquota di previdenza ridotta, diminuita dell’importo del riscatto.

Che effetto ha un riscatto sulle imposte?

I contributi di riscatto versati conformemente al regolamento a istituti di previdenza professionale sono deducibili dal reddito imponibile, sia per l’imposta federale diretta sia per le imposte cantonali e comunali (art. 33 cpv. 1 lett. d LIFD, art. 9 cpv. 2 lett. d LAID). La deduzione vale nell’anno fiscale del versamento e riduce il reddito imponibile di quell’anno.

Quanto incide la deduzione dipende dall’aliquota marginale d’imposta individuale. Poiché l’imposta sul reddito è strutturata in modo progressivo, l’effetto relativo della deduzione aumenta con il livello del reddito imponibile.

Durante il periodo, il capitale riscattato resta, come il resto dell’avere della cassa pensioni, esente dall’imposta sulla sostanza, e i proventi da interessi sono esenti da imposta. Al momento del successivo versamento, il capitale viene poi tassato: come rendita integralmente all’aliquota ordinaria dell’imposta sul reddito, oppure come prelievo in capitale in un’unica volta e separatamente dal resto del reddito a un’aliquota ridotta, l’imposta sulle prestazioni in capitale.

Che cosa vincola il capitale riscattato?

All’effetto fiscale si contrappongono tre caratteristiche del capitale riscattato che pesano altrettanto ai fini della valutazione.

Vincolo del capitale: Il denaro riscattato esce dalla liquidità liberamente disponibile e diventa parte dell’avere della cassa pensioni. Torna disponibile solo al verificarsi di un caso di previdenza, ossia in caso di vecchiaia, invalidità o decesso, oppure nelle eccezioni disciplinate dalla legge per un prelievo anticipato, come l’emigrazione, l’avvio di un’attività indipendente o l’acquisto di un’abitazione di proprietà. Fino ad allora il capitale resta vincolato, indipendentemente dal fatto che la situazione di liquidità personale cambi.

Remunerazione secondo la legge e il regolamento: Sulla parte obbligatoria dell’avere di vecchiaia si applica il tasso d’interesse minimo legale LPP, che nel 2026 è pari all’1,25 per cento. Un riscatto finisce tuttavia spesso nella parte sovraobbligatoria, per la quale ogni cassa pensioni stabilisce autonomamente la remunerazione nel proprio regolamento. Può situarsi sopra o sotto il tasso minimo e cambiare di anno in anno.

Prestazioni in caso di decesso: Se la persona assicurata muore prima del pensionamento, la LPP prevede prestazioni minime legali sulla parte obbligatoria: una rendita per coniugi superstiti (art. 19 LPP), per analogia una rendita per partner registrati superstiti (art. 19a LPP), nonché una rendita per orfani per i figli con diritto al mantenimento (art. 20 LPP). Sulla parte sovraobbligatoria e per eventuali altri beneficiari, il regolamento della singola cassa stabilisce tipo ed entità delle prestazioni. Se e in quale misura il capitale riscattato confluisca ai superstiti è parimenti stabilito dal regolamento. Non esiste un diritto automatico al rimborso dell’importo riscattato.

Dove trovo il mio potenziale di riscatto?

Il certificato di previdenza della cassa pensioni indica ogni anno il potenziale di riscatto possibile. Mostra quale avere sarebbe possibile secondo il regolamento, quale avere è effettivamente presente e se un prelievo anticipato aperto per la proprietà d’abitazione limita la possibilità di riscatto. Dopo il raggiungimento dell’età di riferimento ordinaria, di regola non è più possibile riscattarsi.

Domande frequenti sul riscatto nella cassa pensioni

Che cos’è il potenziale di riscatto nella cassa pensioni?

Il potenziale di riscatto è la differenza tra le prestazioni regolamentari massime previste da una cassa pensioni e l’avere di vecchiaia effettivamente presente. Nasce da aumenti salariali, un ingresso più tardivo nella vita lavorativa, interruzioni dell’attività come il lavoro a tempo parziale o periodi di pausa, un divorzio con conguaglio della previdenza professionale, nonché un precedente prelievo anticipato PPA. L’istituto di previdenza può permettere il riscatto soltanto fino all’ammontare delle prestazioni regolamentari.

Per quanto tempo vale il periodo di blocco dopo un riscatto nella cassa pensioni?

Dopo un riscatto, le prestazioni che ne risultano non possono essere prelevate in capitale dalla previdenza per tre anni (art. 79b cpv. 3 LPP). Se il termine viene violato, le autorità fiscali recuperano il riscatto tramite la procedura di ricupero d’imposta secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il che annulla retroattivamente la deduzione fiscale originaria. Il prelievo stesso resta imponibile all’aliquota di previdenza ridotta, diminuito dell’importo del riscatto.

Posso riscattarmi se ho effettuato un prelievo anticipato PPA per la proprietà d’abitazione?

Solo se il prelievo anticipato è stato interamente rimborsato. Finché è aperto un prelievo anticipato per la promozione della proprietà d’abitazione, i riscatti volontari sono esclusi per legge (art. 79b cpv. 3 LPP). Il prelievo anticipato riduce al contempo l’avere di vecchiaia e crea così esso stesso un potenziale di riscatto, che però può essere colmato di nuovo solo una volta avvenuto il rimborso alla cassa pensioni.

Un riscatto nella cassa pensioni è deducibile fiscalmente?

Sì. I contributi di riscatto versati conformemente al regolamento a istituti di previdenza professionale sono deducibili dal reddito imponibile presso Confederazione, cantoni e comuni (art. 33 cpv. 1 lett. d LIFD, art. 9 cpv. 2 lett. d LAID). La prestazione successiva della cassa pensioni viene invece tassata al momento del prelievo, integralmente come rendita oppure in un’unica volta come prelievo in capitale a un’aliquota ridotta.

Che cosa succede al capitale riscattato in caso di decesso?

Sulla parte obbligatoria, la LPP prevede prestazioni minime legali per i superstiti: una rendita per coniugi superstiti (art. 19 LPP), per analogia una rendita per partner registrati (art. 19a LPP) e una rendita per orfani (art. 20 LPP). Per la parte sovraobbligatoria e per il capitale riscattato che confluisce ai superstiti si applica il regolamento della singola cassa. Non esiste alcun diritto automatico al rimborso del capitale riscattato.

Chi stabilisce la remunerazione del capitale riscattato?

Dipende da quale parte dell’avere confluisce il riscatto. Sulla parte obbligatoria, il Consiglio federale prescrive un tasso d’interesse minimo, che per il 2026 è pari all’1,25 per cento. Un riscatto finisce spesso nella parte sovraobbligatoria, dove è la cassa pensioni a stabilire il tasso d’interesse nel proprio regolamento. Non è vincolato verso il basso e può essere ridefinito ogni anno.

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Sull'autore

Brice Zanetti, CFA

Chief Relationship Officer & Co-Fondatore presso Everon
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