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Mandati di gestione patrimoniale: tipologie, idoneità e diritti

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di Jonas Bächinger
Due persone in conversazione a un tavolo con documenti e un computer portatile

Un mandato di gestione patrimoniale trasferisce le decisioni di investimento a un gestore patrimoniale, nell'ambito di una strategia definita insieme. Questo articolo illustra l'iter dal primo colloquio all'attuazione, il reporting, le strutture di costo e il diritto di disdetta.

Un mandato di gestione patrimoniale trasferisce le decisioni di investimento correnti a un gestore patrimoniale, nell’ambito di una strategia definita insieme in anticipo. Per molti investitori è il modo per affidare la gestione del proprio patrimonio a professionisti, senza dover rispondere in prima persona di ogni singola transazione.

Questo articolo illustra l’iter dal primo colloquio all’attuazione, le tipologie di mandato disponibili, i diritti delegati al gestore, cosa rientra nel reporting, come si compongono le commissioni e come termina un mandato.

Che cos’è un mandato di gestione patrimoniale?

Un mandato di gestione patrimoniale è un contratto con cui un cliente conferisce a un gestore patrimoniale il potere di gestire in autonomia il patrimonio concordato. Il gestore prende le decisioni di investimento, acquista e vende titoli e orienta il portafoglio secondo la strategia definita, senza consultazione preventiva per ogni transazione.

La strategia si basa sugli obiettivi, sull’orizzonte di investimento e sulla capacità di rischio del cliente. Essa fissa l’ambito entro cui il gestore agisce. Questo distingue il mandato di gestione patrimoniale dal mandato di consulenza, in cui il gestore si limita a presentare proposte e la decisione finale resta al cliente.

I punti essenziali in sintesi

  • Nel mandato di gestione patrimoniale il gestore decide in autonomia nell’ambito della strategia concordata; nel mandato di consulenza la decisione resta al cliente.
  • I gestori patrimoniali in Svizzera necessitano, dal 2020, di un’autorizzazione FINMA ai sensi della Legge sugli istituti finanziari (LIsFi) e sono soggetti a un organismo di vigilanza.
  • Gli obblighi di comportamento verso i clienti sono fissati dalla LSerFi, precisati dalla circolare FINMA 2025/2 (in vigore dal 1° gennaio 2025).
  • Su richiesta, il gestore rende conto del portafoglio, dei servizi forniti e dei costi (art. 16 LSerFi).
  • Il contratto è giuridicamente un mandato; secondo l’art. 404 CO ciascuna delle parti può disdirlo in ogni momento.
  • I conflitti d’interesse, ad esempio nell’impiego di prodotti propri, devono essere divulgati e trattati nell’interesse del cliente. La FINMA lo ha confermato nella comunicazione FINMA sulla vigilanza 03/2026 (3 giugno 2026).
  • Il rischio di mercato è sostenuto in linea di principio dall’investitore; il gestore risponde delle violazioni dei propri obblighi di diligenza e documentazione.

Dal primo colloquio all’attuazione

Prima che un mandato di gestione patrimoniale diventi operativo, si susseguono diverse fasi che si basano l’una sull’altra. Ogni fase stabilisce cosa il gestore potrà fare in seguito e come viene controllato in tal senso.

Profilo del cliente secondo la LSerFi

Prima dell’avvio del mandato, il gestore patrimoniale elabora un profilo del cliente. Nell’ambito della verifica dell’adeguatezza secondo l’art. 12 LSerFi, si informa sulla situazione finanziaria, sugli obiettivi di investimento nonché sulle conoscenze ed esperienze del cliente. Il profilo costituisce la base per la strategia successiva.

Strategia di investimento

Dal profilo del cliente nasce la strategia di investimento: le categorie di investimento ammesse, la ripartizione del rischio e i margini entro cui il gestore agirà in seguito. Viene fissata per iscritto e costituisce il quadro vincolante per ogni transazione successiva.

Contratto di gestione patrimoniale

Il contratto di gestione patrimoniale fissa la strategia, le commissioni e gli obblighi reciproci. Dal punto di vista giuridico è un mandato ai sensi del Codice delle obbligazioni, il che fonda tra l’altro il diritto di disdetta in ogni momento, descritto più avanti.

Deposito presso una banca depositaria

I valori patrimoniali stessi sono depositati presso una banca depositaria, non presso il gestore patrimoniale. Questa separazione è la prassi standard nella gestione patrimoniale svizzera: custodia e gestione sono due funzioni distinte, soggette ad autorizzazioni diverse.

Procura

Solo con la procura il gestore può effettivamente agire nell’ambito della strategia, acquistando e vendendo titoli senza consultazione preventiva per ogni transazione. La procura è limitata alla gestione; i versamenti a terzi restano esclusi.

Quali tipologie di mandati di gestione patrimoniale esistono?

La forma adatta dipende dalla strategia di investimento, dalla capacità di rischio e dal patrimonio disponibile. Le seguenti impostazioni sono diffuse in Svizzera e si distinguono soprattutto per gli strumenti impiegati e il grado di personalizzazione.

Gestione patrimoniale con investimenti indicizzati

In questo approccio il patrimonio è investito in indici che rappresentano ampiamente il mercato di riferimento. Il portafoglio viene adeguato alla strategia scelta tramite un ribilanciamento periodico. Gli investimenti indicizzati sono economici e trasparenti, perché seguono un mercato definito invece di selezionare singoli titoli.

Gestione patrimoniale in fondi di investimento

In questo caso il patrimonio è ripartito su un portafoglio ampiamente diversificato di fondi. La ponderazione deriva dalla strategia e dalla capacità di rischio. I fondi a gestione attiva possono integrare il portafoglio. Gli investimenti vengono generalmente distribuiti tra regioni e settori per ridurre ulteriormente le oscillazioni di valore tipiche del mercato.

Gestione patrimoniale in titoli individuali

Questa variante si concentra su singoli titoli come azioni o certificati e offre il massimo grado di personalizzazione, poiché vengono selezionate singole aziende in modo mirato. La minore diversificazione aumenta il rischio di posizione singola, che può essere limitato con una diversificazione mirata su più titoli e settori.

Gestione patrimoniale orientata alla LPP

La LPP disciplina la previdenza professionale. Una gestione orientata alla LPP costruisce un portafoglio secondo il profilo di investimento tipico delle casse pensioni svizzere, con azioni, obbligazioni e immobili. Questo approccio è adatto agli investitori che desiderano orientarsi su un profilo di rischio regolamentato e orientato alla previdenza.

Mandato di gestione discrezionale

Nel mandato di gestione discrezionale, una strategia di investimento viene elaborata insieme al cliente, il che fissa l’ambito della gestione. In questo ambito il gestore agisce in autonomia. Poiché l’impostazione e il monitoraggio continuo richiedono un maggiore impegno, questa forma viene generalmente scelta a partire da un volume di investimento più elevato.

Quali diritti vengono delegati con un mandato?

Un mandato di gestione patrimoniale pone ampi poteri nelle mani del gestore e presuppone quindi fiducia. Il gestore agisce nell’ambito della strategia concordata ed è vincolato dagli obblighi di comportamento di legge oltre che dalle direttive interne.

Quali decisioni prende il gestore in autonomia?

Nell’ambito concordato, il gestore acquista e vende titoli in autonomia, senza consultazione preventiva per ogni transazione. Questo potere consente di reagire tempestivamente alle variazioni di mercato. L’ambito stesso, ad esempio le categorie di investimento ammesse e il profilo di rischio, resta prestabilito per il gestore e ne delimita il margine di manovra.

Quali obblighi valgono per il gestore?

In quanto gestore di patrimoni di terzi, un gestore patrimoniale svizzero è soggetto alla LIsFi e agli obblighi di comportamento della LSerFi. Questi comprendono la verifica dell’idoneità di una strategia, una documentazione completa, l’informazione sui rischi e il rispetto delle direttive di investimento concordate. La circolare FINMA 2025/2 precisa questi obblighi dal 2025.

Chi risponde in caso di perdita?

Il rischio di oscillazioni di valore dovute all’andamento generale del mercato è sostenuto in linea di principio dall’investitore, che viene informato su tale rischio. Il gestore non risponde delle perdite di mercato, ma risponde delle violazioni dei propri obblighi, ad esempio in caso di carenza di diligenza, documentazione mancante o mancato rispetto delle direttive di investimento concordate.

Reporting: cosa deve comunicare un gestore patrimoniale

Cosa prevede l’obbligo di rendiconto secondo la LSerFi?

Un gestore patrimoniale deve rendere conto al cliente su richiesta. L’art. 16 LSerFi indica tre elementi: i servizi finanziari concordati e forniti, la composizione, la valutazione e l’andamento del portafoglio, nonché i relativi costi. A ciò si aggiunge la documentazione sottostante, che il gestore tiene in modo continuativo.

Nella prassi questo avviene tramite rendiconti periodici: una panoramica del valore del portafoglio, della composizione per categorie di investimento, delle transazioni effettuate e dei costi sostenuti nel periodo di riferimento. Quanto spesso un gestore riferisce di propria iniziativa lo stabilisce il contratto; l’obbligo di legge scatta su richiesta del cliente.

Perché l’indipendenza del gestore è rilevante?

Un gestore patrimoniale indipendente non è tenuto a includere in un mandato prodotti bancari propri e lavora senza retrocessioni. Questo riduce una fonte rilevante di conflitti d’interesse, che può insorgere quando una banca impiega propri prodotti nella gestione patrimoniale.

I conflitti d’interesse non possono sempre essere esclusi del tutto, ad esempio quando un gestore impiega proprie strategie. La LSerFi richiede che tali conflitti vengano divulgati e trattati nell’interesse del cliente. La FINMA ha ulteriormente precisato questi requisiti con la circolare 2025/2 e la comunicazione FINMA sulla vigilanza 03/2026 sui rischi di prodotto nella gestione patrimoniale individuale. Per i clienti conta quindi meno una promessa generica e più la trasparenza con cui un gestore tratta costi e conflitti.

Commissioni: quali strutture di costo esistono

Un mandato di gestione patrimoniale comporta dei costi, e la struttura tariffaria varia da fornitore a fornitore. Non è possibile indicare qui tassi concreti in modo serio, poiché dipendono dal mandato, dalla strategia e dalla banca; una scomposizione dettagliata delle voci di costo è disponibile in Condizioni di custodia in Svizzera.

Forfait e commissione di gestione

La forma più diffusa è una commissione di gestione annua in percentuale del patrimonio gestito, spesso scaglionata con un tasso decrescente all’aumentare del volume. Alcuni fornitori applicano invece un forfait che raggruppa più voci di costo. Quale modello sia più conveniente si può stabilire solo confrontando un portafoglio reale su un anno determinato.

Costi di custodia e di transazione

Oltre alla commissione di gestione, la banca depositaria addebita costi propri per la custodia, la tenuta del conto e l’esecuzione delle transazioni. Questi costi non sono stabiliti dal gestore patrimoniale, bensì dalla banca depositaria, e si applicano indipendentemente dalla commissione di gestione.

Retrocessioni e relativa comunicazione

Le retrocessioni sono compensi che un prestatore di servizi finanziari riceve da terzi in relazione a un servizio finanziario, ad esempio commissioni o provvigioni. L’art. 26 LSerFi le ammette solo se la clientela è stata previamente informata in modo esplicito e vi ha rinunciato, oppure se vengono interamente riversate. Un gestore patrimoniale indipendente lavora di norma senza retrocessioni, riducendo così una fonte diffusa di conflitti d’interesse.

Disdetta: il diritto di recesso in ogni momento

Un contratto di gestione patrimoniale è giuridicamente un mandato. Secondo l’art. 404 CO, un mandato può essere revocato o disdetto in ogni momento da ciascuna delle parti, indipendentemente da un termine di disdetta pattuito nel contratto. Se la disdetta avviene in un momento inopportuno, la parte che disdice risponde del danno così causato.

Nella pratica questo significa che il cliente può porre fine al mandato senza formalità particolari, dopodiché il gestore liquida o trasferisce le posizioni aperte e redige un rendiconto finale. Il deposito stesso non ne risente: resta presso la banca depositaria e può essere portato presso un nuovo gestore.

Quando conviene un mandato di gestione patrimoniale?

Un mandato trasferisce la gestione corrente a professionisti, nell’ambito di una strategia definita in anticipo. Dal punto di vista economico questa struttura diventa vantaggiosa generalmente solo a partire da un certo volume investito, perché una parte dei costi si applica indipendentemente dalla dimensione del portafoglio.

Gestione secondo le proprie indicazioni

L’idea di base di un mandato è che la gestione del patrimonio venga affidata a professionisti, mentre la strategia segue le indicazioni del cliente. Chi non desidera dedicare il tempo o le conoscenze necessarie alla gestione corrente delega l’attuazione, mantenendo però la direzione attraverso la strategia concordata.

Perché il volume ha un ruolo

Un mandato comporta commissioni, generalmente come percentuale annua del patrimonio gestito. Poiché una parte dei costi è indipendente dal volume, un mandato diventa generalmente conveniente solo a partire da un certo patrimonio investito. Molti gestori applicano tassi scaglionati, in cui la percentuale diminuisce all’aumentare del volume.

Domande frequenti sui mandati di gestione patrimoniale

Qual è la differenza tra un mandato di gestione patrimoniale e un mandato di consulenza?

In un mandato di gestione patrimoniale, il gestore prende le decisioni di investimento in autonomia, nell’ambito della strategia concordata. In un mandato di consulenza, il gestore presenta proposte e la decisione finale spetta al cliente. La differenza sta quindi nel potere decisionale, non nell’ampiezza del servizio.

Come si svolge l’attivazione di un mandato di gestione patrimoniale?

L’iter inizia con il profilo del cliente, elaborato nell’ambito della verifica dell’adeguatezza secondo l’art. 12 LSerFi, da cui nasce la strategia di investimento. Strategia, commissioni e obblighi vengono fissati nel contratto di gestione patrimoniale. I valori patrimoniali restano presso una banca depositaria, e solo con la procura concessa il gestore può agire in autonomia nell’ambito della strategia.

Quali commissioni comporta un mandato di gestione patrimoniale?

Le commissioni dipendono dal volume investito, dalla strategia scelta e dall’onere di gestione, e non possono essere quantificate in modo forfettario. È comune una commissione di gestione annua calcolata in percentuale del patrimonio gestito, spesso decrescente all’aumentare del volume. È determinante la piena trasparenza su tutti i costi.

Cosa deve comunicare un gestore patrimoniale nel reporting?

Secondo l’art. 16 LSerFi, il gestore rende conto su richiesta dei servizi finanziari concordati e forniti, della composizione, della valutazione e dell’andamento del portafoglio, nonché dei relativi costi. Nella prassi questo avviene tramite rendiconti periodici con valore del portafoglio, composizione e transazioni.

Cosa significa un mandato di gestione discrezionale?

Un mandato di gestione discrezionale conferisce il potere di gestire il patrimonio in autonomia nell’ambito di una strategia definita insieme, senza consultazione per ogni singola transazione. L’ambito di investimento, gli strumenti ammessi e il profilo di rischio vengono fissati per iscritto in anticipo e delimitano il margine di manovra del gestore.

Un mandato di gestione patrimoniale può essere disdetto in ogni momento?

Sì. Dal punto di vista giuridico il contratto è un mandato, e secondo l’art. 404 CO ciascuna delle parti può revocarlo o disdirlo in ogni momento, indipendentemente dai termini pattuiti. Se la disdetta avviene in un momento inopportuno, la parte che disdice risponde del danno così causato. Il deposito stesso non è toccato dalla disdetta.

Perché l’indipendenza di un gestore patrimoniale è rilevante?

Un gestore patrimoniale indipendente non è tenuto a impiegare prodotti bancari propri e lavora senza retrocessioni. I conflitti d’interesse devono essere divulgati secondo la LSerFi e trattati nell’interesse del cliente. La FINMA ha precisato questi requisiti con la circolare 2025/2 e la comunicazione FINMA sulla vigilanza 03/2026.

Quando conviene un mandato di gestione patrimoniale?

Un mandato trasferisce la gestione corrente a professionisti, nell’ambito di una strategia definita in anticipo. Dal punto di vista economico diventa vantaggioso generalmente solo a partire da un certo volume investito, perché una parte dei costi si applica indipendentemente dalla dimensione del portafoglio. Chi non desidera dedicare il tempo o le conoscenze necessarie alla gestione corrente delega l’attuazione, mantenendo però la direzione attraverso la strategia.

Jonas Bächinger
Sull'autore

Jonas Bächinger

CIO & Co-Fondatore presso Everon
Profilo LinkedIn

Il presente articolo è redatto a scopo informativo generale e non costituisce consulenza in materia di investimenti, consulenza legale o fiscale, né un'offerta di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Everon AG è un gestore patrimoniale autorizzato dalla FINMA ai sensi della LIsFi. Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei rendimenti futuri.

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