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Capitale o rendita: la decisione al momento del prelievo dalla cassa pensioni

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di Jonas Bächinger
Sentiero escursionistico che si biforca accanto a un cartello di legno in una foresta di conifere alpina

Al momento di prelevare il 2° pilastro sorge una domanda: capitale o rendita? Presentiamo vantaggi e svantaggi, la forma mista, l'aspetto fiscale e i termini.

In breve: al momento di prelevare la cassa pensioni scegliete tra una rendita e un capitale. La rendita assicura un reddito garantito a vita. Il capitale offre flessibilità, possibilità di trasmissione e potenziale di rendimento, ma richiede responsabilità personale. Una forma mista che unisce una parte di capitale e una parte di rendita è spesso possibile.

Il pensionamento porta con sé una delle decisioni finanziarie più importanti della vita: l’avere del vostro 2° pilastro deve essere versato come rendita mensile, come capitale unico o come combinazione dei due? La domanda capitale o rendita non si risolve in modo generale, perché entrambe le vie presentano vantaggi e svantaggi concreti.

La decisione è di regola definitiva e produce i suoi effetti per decenni. Riguarda il vostro reddito durante il pensionamento, il vostro carico fiscale e ciò che potrete trasmettere ai vostri cari. Questo articolo spiega le differenze tra rendita e capitale, presenta la forma mista come terza via, esamina l’aspetto fiscale e i termini e indica gli errori più comuni.

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L’essenziale in breve

  • Rendita: reddito garantito a vita con protezione contro una lunga aspettativa di vita. Tassata ogni anno come reddito.
  • Capitale: flessibilità, possibilità di trasmissione e potenziale di rendimento. Tassato una sola volta a un’aliquota ridotta, ma richiede responsabilità personale.
  • Forma mista: un prelievo parziale unisce un reddito garantito a un capitale flessibile. Spesso la soluzione più pragmatica.
  • Diritto: secondo l’art. 37 cpv. 2 LPP avete diritto ad almeno un quarto del vostro avere di vecchiaia obbligatorio in capitale. Molte casse consentono di più.
  • Termine: il termine di annuncio del prelievo in capitale può arrivare fino a tre anni prima del pensionamento, a seconda del regolamento.
  • Aliquota di conversione: l’aliquota minima prevista per legge nella parte obbligatoria è del 6,8 percento (fonte: UFAS).

Pensionamento in Svizzera

Capitale o rendita: di che cosa si tratta in questa decisione?

L’avere di vecchiaia risparmiato nella cassa pensioni può essere versato in due modi al passaggio al pensionamento. Con la rendita, l’istituto di previdenza converte il capitale in un reddito annuo a vita mediante l’aliquota di conversione. Con il capitale, l’avere è versato in un’unica soluzione e lo gestite voi stessi.

Sul piano giuridico: le prestazioni di vecchiaia sono di principio erogate sotto forma di rendita (art. 37 cpv. 1 LPP). Avete tuttavia il diritto di prelevare in capitale almeno un quarto del vostro avere di vecchiaia obbligatorio (art. 37 cpv. 2 LPP). Molte casse pensioni vanno oltre e consentono un prelievo in capitale più elevato o integrale. Se siete coniugati o legati da un’unione domestica registrata, è richiesto il consenso scritto del partner (art. 37a cpv. 1 LPP).

La decisione è di norma irreversibile. Una volta prelevato in capitale, l’avere non può più essere convertito in rendita. Vale quindi la pena soppesare con cura le due opzioni l’una rispetto all’altra.

Quali sono i vantaggi della rendita?

La rendita è la via della sicurezza. Procura un reddito prevedibile che non dipende dalla borsa, dai tassi d’interesse o dalla vostra disciplina.

  • Garantita e a vita: la rendita è versata finché vivete, a prescindere da quanto a lungo. Protegge così dal rischio di sopravvivere al proprio capitale.
  • Senza rischio d’investimento: le oscillazioni dei mercati finanziari non toccano la rendita in corso. Il reddito resta stabile.
  • Semplice e senza oneri: non dovete gestire alcun patrimonio né prendere decisioni d’investimento.
  • Protezione dei superstiti: al decesso, il coniuge superstite riceve di regola una rendita per vedove o vedovi, di solito il 60 percento della rendita di vecchiaia precedente.

A questo si contrappongono svantaggi: la rendita è tassata ogni anno integralmente come reddito. L’avere risparmiato è vincolato e non può servire per acquisti più importanti o per una vita più flessibile. E se una persona sola muore presto, l’avere non utilizzato resta presso la cassa pensioni invece di andare agli eredi.

Quali sono i vantaggi del capitale?

Il capitale è la via della flessibilità e della responsabilità personale. Ricevete l’intero avere e decidete voi stessi come impiegarlo.

  • Flessibilità: potete destinare importi più consistenti a un’abitazione, a viaggi o al sostegno della famiglia, e adattare i prelievi alle vostre esigenze.
  • Possibilità di trasmissione: ciò che non consumate in vita entra nella vostra successione e va ai vostri eredi. Con la rendita non è così.
  • Potenziale di rendimento: se il capitale è investito a lungo termine e ampiamente diversificato, possono essere generati rendimenti. Questa opportunità è sempre accompagnata da un rischio d’investimento.
  • Prelievo fiscalmente vantaggioso: il capitale è tassato una sola volta a un’aliquota ridotta, e non ogni anno come reddito.

Anche qui vi sono svantaggi: sopportate il rischio d’investimento e la responsabilità di far durare il capitale per tutta la vita. Chi spende troppo e troppo presto, o investe male, può ritrovarsi con troppo poco in età avanzata. Non esiste alcuna protezione automatica contro una vita molto lunga.

Che cos’è la forma mista che unisce capitale e rendita?

Tra i due estremi si colloca una terza via: il prelievo parziale. Molti istituti di previdenza permettono di prelevare una parte dell’avere in capitale e di convertire il resto in una rendita a vita.

Questa combinazione riunisce i punti di forza di entrambe le opzioni. La rendita copre le spese correnti e assicura un reddito di base garantito che, insieme all’AVS, copre il fabbisogno essenziale. Il capitale prelevato resta disponibile per progetti più ambiziosi, per una riserva o per la trasmissione alla generazione successiva.

Per molti la forma mista è la via più pragmatica, perché non rinuncia né a tutta la sicurezza né a tutta la flessibilità. La ripartizione possibile e i passi previsti sono stabiliti dal regolamento della vostra cassa pensioni. Chiarite questo punto per tempo.

Come vengono tassati il capitale e la rendita?

L’aspetto fiscale è una delle differenze più importanti tra le due opzioni e incide notevolmente sul reddito disponibile durante il pensionamento.

  • Rendita: la rendita di vecchiaia è tassata ogni anno integralmente come reddito, all’aliquota progressiva ordinaria. Aumenta quindi in modo duraturo il vostro reddito imponibile.
  • Capitale: il capitale prelevato è tassato una sola volta, separatamente dal resto del reddito, a un’aliquota ridotta, l’imposta sulle prestazioni in capitale. È riscossa a livello federale, cantonale e comunale e varia fortemente a seconda del cantone di domicilio, del comune e dell’importo.

L’imposta sulle prestazioni in capitale è progressiva: un prelievo doppio costa più del doppio in imposta. Chi preleva comunque un importo elevato può alleggerire il carico ripartendo i prelievi del 2° e del 3° pilastro su anni fiscali diversi. Infatti il capitale che prelevate lo stesso anno dalla cassa pensioni e dal pilastro 3a è sommato per il calcolo dell’imposta.

Quale delle due opzioni sia fiscalmente più vantaggiosa non si può stabilire in modo generale. L’imposta unica sulle prestazioni in capitale è di solito inferiore all’imposta sul reddito complessivamente dovuta sulla rendita nel corso degli anni. Determinanti sono però il vostro luogo di domicilio, l’entità dell’avere e il resto della vostra situazione di reddito e di patrimonio. Il trattamento fiscale può cambiare. Questo articolo non sostituisce una consulenza fiscale né la valutazione di un professionista della finanza.

Esempio di calcolo illustrativo

L’esempio seguente ha solo valore illustrativo e si basa su ipotesi semplificate. I valori reali dipendono dalla cassa pensioni, dal cantone, dal comune, dallo stato civile e dalla situazione individuale.

  • Situazione di partenza: un avere di vecchiaia ipotizzato di CHF 500’000, pensionamento a 65 anni.
  • Rendita: con un’aliquota di conversione del 5,0 percento, per esempio, ne risulta una rendita annua di circa CHF 25’000, a vita e tassata ogni anno come reddito.
  • Capitale: l’avere di CHF 500’000 è versato in un’unica soluzione, tassato una sola volta con l’imposta ridotta sulle prestazioni in capitale e in seguito gestito sotto la vostra responsabilità.

Quale delle due opzioni renda di più sull’intera durata del pensionamento dipende, tra l’altro, dall’età che raggiungete e dal rendimento ottenuto sul capitale prelevato. È proprio questa incertezza a rendere la decisione così individuale.

Che cos’è l’aliquota di conversione e quale ruolo svolge?

L’aliquota di conversione determina la rendita annua che deriva dall’avere di vecchiaia risparmiato. Nella parte obbligatoria del 2° pilastro l’aliquota minima di conversione prevista per legge è del 6,8 percento (fonte: UFAS). Un avere obbligatorio di CHF 100’000 dà così una rendita annua di CHF 6’800.

Sulla parte sovraobbligatoria dell’avere, gli istituti di previdenza possono applicare un’aliquota più bassa. Molte casse utilizzano perciò un’aliquota di conversione globale che riunisce la parte obbligatoria e quella sovraobbligatoria e si situa complessivamente al di sotto del 6,8 percento.

Un’aliquota di conversione più bassa significa una rendita più bassa a parità di capitale. Questo rende il capitale più interessante per alcuni, perché la rendita è meno generosa rispetto al capitale impiegato di quanto non fosse un tempo. Trovate l’aliquota di conversione esatta della vostra cassa sul certificato di previdenza.

Quali termini si applicano al prelievo in capitale?

Chi desidera prelevare capitale deve annunciarlo per tempo. Il termine di annuncio è stabilito dal regolamento della cassa pensioni e, a seconda dell’istituto, può arrivare fino a tre anni prima del pensionamento.

Se mancate questo termine, non potete più chiedere un prelievo in capitale e ricevete necessariamente una rendita. Chiarite per tempo il termine previsto dal vostro istituto di previdenza. Per le persone coniugate si aggiunge il fatto che deve essere ottenuto il consenso scritto del coniuge.

Un ulteriore punto riguarda i riscatti nella cassa pensioni: dopo un riscatto volontario si applica un periodo di blocco di tre anni, durante il quale il capitale riscattato non può essere prelevato come prestazione in capitale senza perdere il vantaggio fiscale del riscatto. Chi effettua un riscatto poco prima del pensionamento e desidera prelevare capitale dovrebbe tenere conto di questo termine.

Quali errori evitare al momento della decisione?

Alcune insidie fanno sì che la decisione costi più del necessario o non possa essere attuata come voluto:

  • Decidere troppo tardi: chi manca il termine di annuncio del prelievo in capitale riceve automaticamente una rendita. Chiarite il termine con anni di anticipo.
  • Sottovalutare le conseguenze fiscali: se si preleva capitale dalla cassa pensioni e dal pilastro 3a nello stesso anno, gli importi sono sommati per l’imposta sulle prestazioni in capitale e aumentano l’aliquota progressiva. Una ripartizione nel tempo riduce il carico.
  • Ignorare la longevità: con un prelievo in capitale il rischio di sopravvivere al capitale è reale. Chi gode di una salute superiore alla media e ha una lunga aspettativa di vita tende a trarre più beneficio dalla rendita.
  • Trascurare il periodo di blocco dopo un riscatto: un riscatto poco prima del pensionamento può rendere fiscalmente svantaggioso il prelievo in capitale degli importi riscattati.
  • Dimenticare il consenso del partner: senza il consenso scritto del coniuge, un prelievo in capitale non è possibile.
  • Ignorare il quadro complessivo: la decisione dovrebbe considerare l’AVS, il pilastro 3a, il resto del vostro patrimonio e le esigenze del vostro partner, e non solo il 2° pilastro in modo isolato.

Previdenza finanziaria per la vecchiaia

Domande frequenti su capitale o rendita

Capitale o rendita: cosa è meglio?

Non esiste una soluzione universalmente migliore. La rendita offre un reddito garantito a vita e una protezione contro una lunga aspettativa di vita. Il capitale offre flessibilità, possibilità di trasmissione e potenziale di rendimento, ma richiede responsabilità personale e comporta il rischio che il capitale non basti per tutta la vita. La scelta dipende dalla vostra salute, dal vostro patrimonio, dalla vostra situazione familiare e dal livello di sicurezza desiderato.

Come viene tassato il prelievo in capitale dalla cassa pensioni?

Il capitale è tassato una sola volta, separatamente dal resto del reddito, a un’aliquota ridotta, l’imposta sulle prestazioni in capitale. L’importo dipende dal cantone di domicilio, dal comune e dalla somma prelevata, ed è progressivo. La rendita, invece, è tassata ogni anno come reddito all’aliquota ordinaria.

Posso combinare capitale e rendita?

Sì. Molti istituti di previdenza consentono un prelievo parziale: una parte dell’avere è prelevata in capitale e il resto è versato come rendita a vita. In questo modo si combinano reddito garantito e flessibilità. Le possibilità precise sono stabilite dal regolamento della vostra cassa pensioni.

Ho diritto a un prelievo in capitale?

Secondo l’art. 37 cpv. 2 LPP avete il diritto di prelevare in capitale almeno un quarto del vostro avere di vecchiaia obbligatorio. Molte casse pensioni vanno oltre e consentono un prelievo in capitale più elevato o integrale. Le persone coniugate o legate da un’unione domestica registrata necessitano del consenso scritto del partner (art. 37a cpv. 1 LPP).

Entro quando devo annunciare un prelievo in capitale?

Il termine di annuncio è stabilito dal regolamento della cassa pensioni e, a seconda dell’istituto, può arrivare fino a tre anni prima del pensionamento. Chi manca il termine non può più chiedere un prelievo in capitale. Chiarite il termine per tempo con il vostro istituto di previdenza.

Che cos’è l’aliquota di conversione?

L’aliquota di conversione determina la rendita annua che deriva dall’avere risparmiato. Nella parte obbligatoria l’aliquota minima di conversione prevista per legge è del 6,8 percento (fonte: UFAS). Un avere di vecchiaia obbligatorio di CHF 100’000 dà così una rendita annua di CHF 6’800. Sulla parte sovraobbligatoria le casse possono applicare aliquote più basse.

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Sull'autore

Jonas Bächinger

CIO & Co-Fondatore presso Everon
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Il presente articolo è redatto a scopo informativo generale e non costituisce consulenza in materia di investimenti né un'offerta di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Everon AG è un gestore patrimoniale autorizzato dalla FINMA ai sensi della LIsFi. Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei rendimenti futuri.

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