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Private Equity: definizione, accesso e rischi per gli investitori privati

Blog
di Jonas Bächinger
Moderno edificio per uffici in vetro e acciaio alla luce dorata della sera

Il private equity è capitale di partecipazione fuori borsa, vincolato a lungo. Chi in Svizzera vi ha accesso, come un fondo richiama e rimborsa il capitale, come vengono valutate le partecipazioni e dove i fondi semi-liquidi incontrano limiti.

Il private equity è capitale di partecipazione privato investito in società non quotate in borsa, di norma raggruppato in un fondo con un orizzonte d’investimento lungo. In Svizzera la maggior parte dei veicoli è riservata agli investitori qualificati. L’art. 10 della legge federale sugli investimenti collettivi di capitale (LICol) stabilisce chi è considerato tale.

Per molto tempo questa classe di attivi è stata riservata a casse pensioni, fondazioni e famiglie molto facoltose. Oggi investono anche clienti privati facoltosi, ad esempio tramite un mandato di gestione discrezionale o fondi semi-liquidi. Nei fondi classici il capitale resta spesso vincolato per dieci anni. Nel 2026, inoltre, un grande fondo Evergreen di Partners Group ha limitato i rimborsi.

L’essenziale in sintesi

  • Il private equity è capitale di partecipazione privato fuori borsa. Accanto a esso, i mercati privati comprendono private debt, immobiliare privato e infrastrutture.
  • Il volume globale delle transazioni di private equity è aumentato del 19% nel 2025, raggiungendo circa 2’600 miliardi di dollari americani (McKinsey Global Private Markets Report 2026).
  • Nel 2025 le distribuzioni dei fondi buyout ai loro investitori si sono attestate al 14% del valore patrimoniale netto, il quarto anno consecutivo sotto il 15% (Bain Global Private Equity Report 2026).
  • La maggior parte dei fondi di private equity è aperta soltanto agli investitori qualificati. Per passare allo status di cliente professionale tramite opting-out servono un patrimonio di almeno 500’000 franchi più le conoscenze necessarie, oppure un patrimonio di almeno 2 milioni di franchi (art. 5 cpv. 2 della legge federale sui servizi finanziari, LSerFi).
  • Nel fondo Evergreen Global Value SICAV di Partners Group le richieste di rimborso del secondo trimestre 2026 si sono attestate a circa il 9,8% del valore patrimoniale netto. Il fondo ha applicato il proprio limite del 5% per trimestre (Partners Group, 4 giugno 2026).

Definizione: cos’è il private equity?

Il termine «private equity» proviene dall’inglese e combina private (privato) ed equity (capitale proprio). Designa il capitale di partecipazione privato o capitale proprio fuori borsa. Con il denaro raccolto, le società di private equity investono direttamente in partecipazioni in imprese, con l’obiettivo di creare valore nel lungo periodo.

Gli investimenti in start-up sono detti in questo contesto venture capital (capitale di rischio) e per natura comportano un rischio più elevato. A differenza degli azionisti di un gruppo quotato in borsa, una società di private equity influisce direttamente sull’attività operativa della società target, ad esempio tramite:

  • Sviluppo ulteriore della strategia esistente
  • Apporto di know-how
  • Ottimizzazione dei processi operativi
  • Espansione verso nuovi prodotti e mercati

La storia del private equity inizia dopo la Seconda guerra mondiale. Nel 1946 fu fondata a Boston l’American Research and Development Corporation (ARDC), una delle prime società a raccogliere capitale da istituzioni per giovani imprese.

Oggi il private equity rientra nei mercati privati (Private Markets). Questi comprendono quattro aree principali:

  • Private equity: partecipazioni in società non quotate
  • Private debt: concessione diretta di prestiti alle società
  • Immobiliare privato: investimenti in progetti immobiliari
  • Infrastrutture: partecipazioni in impianti infrastrutturali

Qual è la dimensione del mercato del private equity oggi?

Secondo il McKinsey Global Private Markets Report 2026, il volume globale delle transazioni di private equity è aumentato del 19% nel 2025, raggiungendo circa 2’600 miliardi di dollari americani. Anche le cessioni (exits) sono aumentate: il loro volume ha raggiunto nel 2025 circa 1’300 miliardi di dollari americani, il secondo valore più elevato mai registrato.

Secondo il Bain Global Private Equity Report 2026, nel 2025 le distribuzioni dei fondi buyout ai loro investitori si sono attestate al 14% del valore patrimoniale netto, il quarto anno consecutivo sotto il 15%. Sempre secondo questa fonte, i fondi buyout hanno ancora in portafoglio circa 32’000 società, per un valore di 3’800 miliardi di dollari americani. Il periodo di detenzione fino alla cessione è di circa sette anni, mentre dal 2010 al 2021 era in media di cinque o sei.

Come funziona il private equity?

Un fondo di private equity raccoglie impegni di capitale dagli investitori, acquisisce con essi partecipazioni di maggioranza o di minoranza rilevanti in società non quotate e le cede dopo alcuni anni. Il rendimento deriva dalla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. Nel frattempo il gestore del fondo lavora con il management per sviluppare l’azienda, ad esempio su strategia, costi o acquisizioni aggiuntive. I mezzi aggiuntivi necessari vengono messi a disposizione da banche o altri finanziatori sotto forma di debito.

Nelle diverse fasi di sviluppo di un’impresa si distingue tra:

  • Venture capital in fase di avvio, per imprese con un modello di business promettente
  • Capitale di crescita quando un’azienda si espande verso nuovi mercati o segmenti di prodotto
  • Finanziamento di buyout per l’acquisizione di un’impresa affermata

Le giovani imprese ricevono raramente crediti dalle banche prima di avere successo sul mercato. Nei buyout, invece, il capitale di debito è parte integrante del finanziamento. Due forme diffuse sono il leveraged buyout (LBO) e il management buyout (MBO).

Leveraged buyout (LBO)

In un LBO la maggior parte del prezzo di acquisto della società target è finanziata con prestiti. I debiti vengono trasferiti alla società target. Il rimborso dei prestiti avviene tramite il cash flow dell’impresa acquisita.

Management buyout (MBO)

In un MBO a promuovere l’operazione è il management stesso dell’azienda. Il fattore scatenante può essere un passaggio generazionale o una ristrutturazione che i precedenti proprietari non intendono portare avanti da soli. Il capitale è messo a disposizione dal management e da una o più società di private equity.

Come si muove il capitale in un fondo di private equity?

In un fondo di private equity classico gli investitori non versano l’intero importo in una volta. Assumono un impegno di capitale, che il fondo richiama nell’arco di più anni man mano che investe. Il capitale rientra solo quando le partecipazioni vengono cedute. L’investitore deve quindi tenere a disposizione per anni l’importo impegnato.

Il ciclo prevede tre fasi:

  • Fase di investimento: nei primi anni il fondo richiama gli impegni a tranche (capital call). Se l’investitore non paga un richiamo entro il termine, i contratti dei fondi prevedono di norma sanzioni.
  • Fase di detenzione: il fondo sviluppa le società. Le commissioni maturano già, i rendimenti ancora poco.
  • Fase di cessione: cessioni e quotazioni in borsa generano distribuzioni a favore degli investitori.

Poiché nei primi anni i costi maturano prima che si realizzino utili, l’andamento di un fondo giovane mostra spesso dapprima un segno negativo. Questo andamento si chiama curva a J. Chi sottoscrive fondi di annate diverse (vintage) distribuisce nel tempo versamenti e incassi. Il nostro articolo sui costi dei fondi Private Markets spiega come interagiscono commissione di gestione, hurdle rate e partecipazione all’utile (carried interest).

Oltre alla sottoscrizione iniziale di un nuovo fondo (primary) esistono altre due modalità di accesso. Con i secondary un investitore acquista quote di fondi esistenti da altri investitori. Il capitale è allora già investito e la curva a J risulta più breve. Con i co-investimenti l’investitore partecipa, a fianco di un fondo, direttamente a una singola società. In questo caso il rischio si concentra su un’unica azienda.

Come guadagna il private equity?

Il private equity guadagna quando un’azienda vale di più alla vendita che all’acquisto. Il valore si crea in tre modi. Fatturato e utile crescono durante il periodo di detenzione. Alla vendita l’acquirente paga un multiplo di valutazione più elevato. Infine il capitale di debito con cui è stata finanziata una parte del prezzo di acquisto viene rimborsato con il cash flow dell’azienda.

La capacità di un fondo di sfruttare queste leve dipende molto dal gestore. Secondo la J.P. Morgan Guide to Alternatives (terzo trimestre 2026), il rendimento dei fondi di private equity su dieci anni (IRR) era dell’1,1% al 25° percentile e del 20,4% al 75° percentile, una differenza di 19,3 punti percentuali. Per i fondi azionari globali a grande capitalizzazione la stessa differenza era di 3,6 punti percentuali. I due valori sono misurati in modo diverso: per i fondi azionari come rendimento annuo, per il private equity come IRR.

Immagine simbolica di investimenti e private equity

Come si differenzia il private equity dalle azioni?

Come un’azione, il private equity è una partecipazione al capitale proprio di una società. Le società però non sono quotate in borsa, le quote non hanno un prezzo di mercato giornaliero e per tutta la durata del fondo difficilmente si possono vendere. La società di private equity influisce inoltre direttamente sulla direzione aziendale, cosa che gli azionisti di un gruppo in genere non possono fare.

L’esito di un investimento in private equity rispetto alle azioni quotate dipende dalla selezione del fondo, dal momento di ingresso e dalla durata di detenzione e non è prevedibile.

Opportunità e rischi del private equity

Il private equity non è una componente core del portafoglio e presuppone un orizzonte d’investimento lungo. Il rischio finanziario è elevato e in casi eccezionali può arrivare alla perdita totale del capitale investito. Questi rischi vanno considerati prima di una decisione d’investimento:

  • Rischio di liquidità: il capitale è vincolato per tutta la durata e non è liberamente disponibile.
  • Rischio di valutazione: le partecipazioni non quotate non hanno un prezzo di mercato giornaliero.
  • Incidenza dei costi: la commissione di gestione e la partecipazione all’utile del gestore riducono il rendimento netto.
  • Rischio legato al gestore: i risultati dei fondi sono molto diversi tra loro.
  • Rischio di perdita totale: le società target possono diventare insolventi. In un fondo con poche partecipazioni questo può comportare la perdita di gran parte del capitale.
  • Rischio di trasparenza: la visibilità sulle transazioni effettuate è spesso limitata.
  • Nessuna influenza sulle decisioni: per tutta la durata del fondo gli investitori non possono incidere sulle sue decisioni.
  • Rischio di cambio: molti fondi sono denominati in dollari americani o in euro.

Le opportunità del private equity risiedono nell’accesso a società non disponibili in borsa e nella creazione di valore attiva da parte della società di private equity. Quanto il private equity diversifichi un portafoglio si può desumere dai dati storici solo in misura limitata, a causa delle valutazioni lisciate.

Come viene valutato il private equity?

Le partecipazioni di private equity non sono negoziate in borsa, perciò è il gestore del fondo a stimarne il valore. Il parametro è il fair value secondo le linee guida dell’International Private Equity and Venture Capital Valuation Board (IPEV), cioè il prezzo che si otterrebbe in un’operazione di vendita ordinaria alla data di riferimento. Ne risulta il valore patrimoniale netto (NAV) del fondo, di norma mensile o trimestrale.

In pratica questa valutazione si basa su multipli di società quotate comparabili, su transazioni comparabili e su modelli di cash flow. Segue il mercato con ritardo. Se le borse scendono, il NAV riportato cala più tardi e in modo attenuato. I rendimenti comunicati oscillano perciò meno del valore economico delle partecipazioni. La bassa volatilità nelle statistiche di private equity è in parte una conseguenza di questo lisciamento e non una misura di un rischio minore.

L’aumento dei tassi riduce il valore delle partecipazioni, perché gli utili che si realizzeranno solo tra alcuni anni valgono oggi meno. Anche questo effetto si riflette con ritardo nel NAV. Nei fondi semi-liquidi questo ritardo ridistribuisce valore tra gli investitori. Se dopo un calo dei corsi il NAV è ancora superiore al valore economico, chi chiede il rimborso riceve più di quanto le sue quote valgano in quel momento, e la differenza ricade sugli investitori rimasti. Dopo un rialzo dei corsi vale il contrario.

Chi può investire nel private equity in Svizzera?

In Svizzera l’accesso dipende soprattutto dallo status dell’investitore. La maggior parte dei fondi di private equity è aperta soltanto agli investitori qualificati, tra cui rientrano i clienti professionali e i clienti privati con un rapporto durevole di gestione patrimoniale o di consulenza in investimenti presso un intermediario finanziario sottoposto a vigilanza. Nei fondi istituzionali, che si rivolgono soprattutto a investitori istituzionali e Family Office, la sottoscrizione minima è inoltre spesso di 250’000 franchi o più.

Gli ETF su società di private equity quotate sono aperti a tutti gli investitori e negoziabili giornalmente. Replicano però la classe di attivi solo in modo indiretto, perché contengono le azioni delle società e non le loro partecipazioni. I fondi di fondi, che investono in più fondi di private equity, aggiungono un secondo livello di commissioni.

Chi è considerato investitore qualificato in Svizzera?

Sono qualificati, da un lato, i clienti professionali. Dall’altro, secondo l’art. 10 cpv. 3ter LICol, sono considerati qualificati anche i clienti privati per i quali un intermediario finanziario sottoposto a vigilanza opera nell’ambito di un rapporto durevole di gestione patrimoniale o di consulenza in investimenti, a meno che non abbiano dichiarato di non voler essere considerati tali. Questa dichiarazione di non voler essere considerati qualificati deve essere resa per iscritto o in un’altra forma che ne consenta la prova per testo.

Senza un simile rapporto occorre ricorrere all’opting-out previsto dall’art. 5 cpv. 2 LSerFi. La legge richiede allora le conoscenze necessarie per comprendere i rischi degli investimenti insieme a un patrimonio di almeno 500’000 franchi, oppure un patrimonio di almeno 2 milioni di franchi. Per la dichiarazione di opting-out vale la stessa forma.

Quali regole sui fondi si applicano in Svizzera?

La LICol regola soprattutto quali fondi di private equity si possono acquistare in Svizzera e da chi. Richiede un’approvazione della FINMA quando un fondo estero viene offerto a investitori non qualificati. Prevede inoltre una forma di fondo riservata ai soli investitori qualificati, il L-QIF. Per le casse pensioni l’Ordinanza sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (OPP 2) fissa limiti propri.

  • Limited Qualified Investor Fund (L-QIF): questa forma di fondo svizzera esiste dal 1° marzo 2024. Secondo l’art. 118a LICol un L-QIF è aperto esclusivamente a investitori qualificati e non necessita né di un’autorizzazione né di un’approvazione della FINMA. È gestito da una direzione del fondo o da un gestore patrimoniale collettivo, a loro volta sottoposti a vigilanza.
  • Fondi esteri: se un fondo estero, anche un ELTIF europeo, viene offerto in Svizzera a investitori senza status qualificato, necessita di un’approvazione della FINMA (art. 120 LICol). Per un’offerta rivolta soltanto a investitori qualificati tale approvazione non è richiesta.
  • Casse pensioni: secondo l’art. 53 cpv. 1 OPP 2 il private equity rientra negli investimenti alternativi, che l’art. 55 OPP 2 limita al 15% del patrimonio complessivo. Dal 1° gennaio 2022 esiste inoltre una categoria propria per private equity e private debt di società svizzere non quotate, con un limite del 5%.

Vie di accesso per gli investitori privati svizzeri

L’accesso dipende dal tipo di fondo o dallo status dell’investitore:

  • Fondi semi-liquidi: i fondi Evergreen accolgono continuamente nuovo denaro e consentono rimborsi a intervalli fissi, con importi minimi più bassi dei fondi classici. I rimborsi sono limitati (si veda la sezione seguente).
  • Fondi chiusi classici: l’impegno di capitale vale per l’intera durata e viene richiamato a tranche, spesso a partire da 250’000 franchi.
  • Secondary e co-investimenti: per lo più tramite fondi specializzati o come integrazione di partecipazioni esistenti in fondi.
  • Tramite un mandato di gestione discrezionale: i clienti privati legati da un rapporto durevole di gestione patrimoniale con un intermediario finanziario sottoposto a vigilanza sono considerati investitori qualificati ai sensi dell’art. 10 cpv. 3ter LICol, a meno che non abbiano dichiarato di non voler essere considerati tali. Everon dispone di un proprio team di gestione patrimoniale e offre Private Markets come servizio a sé.

Che cosa succede se molti investitori vogliono uscire contemporaneamente da un fondo Evergreen?

I fondi Evergreen limitano i rimborsi per periodo a una quota fissa del valore patrimoniale netto. Se le richieste superano questo limite, vengono ridotte proporzionalmente e, a seconda del fondo, rinviate a date successive. Questo meccanismo si chiama gating. Protegge gli investitori rimanenti dal rischio che le partecipazioni debbano essere vendute in tempi ristretti.

Un esempio è la Global Value SICAV, un fondo Evergreen di Partners Group di diritto lussemburghese. Nel secondo trimestre 2026 le richieste di rimborso hanno raggiunto circa il 9,8% del valore patrimoniale netto. Secondo il prospetto, i rimborsi netti per trimestre di calendario sono limitati al 5% del valore patrimoniale netto, e il 4 giugno 2026 Partners Group ha comunicato di applicare questo limite. Le richieste oltre questo limite non sono quindi state eseguite nello stesso trimestre.

Il 2 ottobre 2026 Partners Group ha annunciato l’intenzione di suddividere il fondo in due portafogli distinti: uno che reinveste i redditi e uno che distribuisce i proventi delle cessioni. Il progetto è subordinato all’approvazione degli azionisti (Partners Group, comunicato stampa del 2 ottobre 2026).

Limite di rimborso, riserva di liquidità, linea di credito e trattamento delle richieste ridotte sono stabiliti da ciascun fondo Evergreen nel proprio prospetto.

Come si differenziano i fondi di private equity?

I fondi di private equity si differenziano soprattutto per fase di sviluppo, settore, regione e dimensione delle società target. I fondi di venture capital finanziano giovani imprese con un elevato rischio di fallimento, i fondi di crescita l’espansione di imprese affermate e i fondi buyout l’acquisizione di intere aziende. Ciascun fondo stabilisce questi orientamenti nei propri documenti prima della sottoscrizione.

Lista di controllo prima del primo investimento in private equity

La documentazione di un fondo di private equity risponde alla maggior parte delle domande ancora aperte prima di una sottoscrizione. Le risposte si trovano in questa documentazione o si possono chiedere all’offerente:

  • durata del fondo e primo momento in cui il capitale può rientrare
  • importo e scadenze dei richiami di capitale
  • esperienza del gestore e risultati dei suoi fondi precedenti
  • strategia, settori e regioni in cui investe il fondo
  • tutte le commissioni, compresa la partecipazione all’utile del gestore
  • nei fondi Evergreen il limite di rimborso, la riserva di liquidità e il trattamento delle richieste ridotte
  • valuta e sede del fondo

Conclusione sul private equity

Il private equity designa capitale di partecipazione fuori borsa per investimenti in società. Un fondo raccoglie impegni di capitale, li richiama nell’arco di anni e rimborsa solo dopo le cessioni. In Svizzera l’accesso dipende soprattutto dallo status di investitore qualificato. I clienti privati vi accedono anche tramite un rapporto durevole di gestione patrimoniale con un intermediario finanziario sottoposto a vigilanza.

Nel 2025 le distribuzioni dei fondi buyout sono rimaste, per il quarto anno consecutivo, sotto il 15% del valore patrimoniale netto. Nel 2026 un fondo Evergreen di Partners Group ha limitato i rimborsi al 5% per trimestre, a fronte di richieste per circa il 9,8%.

Da leggere nel nostro journal:

Domande frequenti sul private equity

Cos’è il private equity spiegato in modo semplice?

Il private equity è capitale di partecipazione privato investito in società non quotate in borsa. Gli investitori raggruppano di norma il proprio capitale in un fondo. Questo acquisisce partecipazioni in società target, ne aumenta il valore nel corso di diversi anni e cede poi la partecipazione. Insieme al private debt, all’immobiliare privato e alle infrastrutture, il private equity è uno dei quattro pilastri dei mercati privati.

Chi può investire nel private equity in Svizzera?

La maggior parte dei fondi di private equity è aperta soltanto agli investitori qualificati. Ne fanno parte, secondo l’art. 10 cpv. 3ter LICol, anche i clienti privati per i quali un intermediario finanziario sottoposto a vigilanza opera nell’ambito di un rapporto durevole di gestione patrimoniale o di consulenza in investimenti, a meno che non abbiano dichiarato di non voler essere considerati tali. Senza un simile rapporto occorre ricorrere all’opting-out previsto dall’art. 5 cpv. 2 LSerFi.

Qual è l’investimento minimo per il private equity?

Per i fondi istituzionali classici di private equity la sottoscrizione minima in Svizzera è spesso di 250’000 franchi o più. I fondi Evergreen semi-liquidi e i fondi di fondi hanno importi minimi più bassi, che variano a seconda del fornitore. Gli ETF negoziati in borsa su società di private equity quotate replicano la classe di attivi solo in modo indiretto e non prevedono una sottoscrizione minima.

Quali sono i rischi del private equity?

I rischi principali sono l’assenza di liquidità per molti anni, la trasparenza limitata, le commissioni elevate, le valutazioni che seguono il mercato con ritardo e le grandi differenze tra i gestori dei fondi. Nei casi estremi è possibile la perdita totale del capitale investito. Il capitale vincolato non è disponibile per tutta la durata dell’investimento.

Per quanto tempo il capitale è vincolato nel private equity?

I fondi di private equity classici hanno tipicamente una durata di circa dieci anni, e in questo periodo le quote non si possono vendere in borsa. I fondi Evergreen consentono rimborsi a intervalli fissi, ma di norma li limitano a una quota del patrimonio del fondo per trimestre. Se le richieste superano questo limite, vengono ridotte e, a seconda del fondo, rinviate a date successive.

Jonas Bächinger
Sull'autore

Jonas Bächinger

CIO & Co-Fondatore presso Everon
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Il presente articolo è redatto a scopo informativo generale e non costituisce consulenza in materia di investimenti, consulenza legale o fiscale, né un'offerta di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Everon AG è un gestore patrimoniale autorizzato dalla FINMA ai sensi della LIsFi. Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei rendimenti futuri.

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